Antonio.

Antonio, calzolaio di Altamura. 
Uno degli ultimi. Ci andavo da piccolo con mio padre. Quando le scarpe si riparavano, non si buttavano per comprarne di nuove. Sono andato nella sua bottega e l'ho trovato che fabbricava mazzolini di camomilla. Mentre lo fotografavo, seduto sugli scalini, mi diceva che il segreto della camomilla è nei fiori - magari lo puoi scrivere sotto le fotografie che farai - e questi vanno ripiegati all'interno dei mazzolini, i quali poi vanno legati. Strano e bello vederlo legare fiorellini di campo con le sue manone sporche in mezzo ai ferri del mestiere. 
Antonio mi mostra i vecchi arnesi, e un girello per bambini tutto di ferro, di inizio '900, che tiene appeso al muro insieme ad una grande sega. E le copie di banconote di quando c'era il re. Mi parla dei suoi vecchi amici come un altro Antonio, che è in bottega e che gli tiene compagnia e gli fa pure da aiutante, ogni mattina passa per trascorrere del tempo con lui. Alcuni di loro non ci sono più e lui ne tiene le foto appese al muro insieme a scarpe, bigliettini elettorali, foto di famiglia, ricordi. Gli dico che quando ero bambino ci venivo con mio padre, che era ferroviere. Allora mi dice che era ferroviere anche lui, e mi mostra la tessera delle ferrovie dello stato, me la ricordo, ce l'avevamo anche noi. Questa è a vita, mi dice orgoglioso e un po' ironico. E poi mi mostra il suo arnese più caro, un sostegno dove si inserivano le scarpe per lavorarle, molto antico, è stato di suo nonno prima ancora che di suo padre. Una specie di incudine di ferro consumata dai colpi di tre generazioni di calzolai. Questa era fredda, mi dice, e a tenerla sulle gambe mi faceva freddo, allora ci ho messo della spugna così non sentivo il freddo del ferro sulla pelle. Io ho ottantuno anni, dice, e vado per gli ottantadue. Mi piace stare qui, sono un tipo abbastanza calmo, non ho i nervi io, questa camomilla infatti è per mia moglie, lei la prende. 
Mentre scatto, con la mente torno ad una vita fa, quando mio padre mi portava lì e io guardavo tutti quei ferri e i gesti essenziali ed esperti di Antonio, mi ricordo ancora questo odore, questa atmosfera. Per alcuni istanti è stato come tornare indietro. 

Altamura, 18 aprile 2016.

© Carmelo Eramo

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