Uaragniaun - Primitivo.

Avevo diciassette anni quando li ho ascoltati per la prima volta. Il mio dialetto, la lingua in cui sentivo parlare i miei nonni e attraverso cui ascoltavo i loro racconti, la cultura della terra in cui sono nato e cresciuto, la Murgia, cantati dalla magnifica voce di Maria, arrangiati e suonati da Luigi, Silvio e altri musicisti di talento che a loro si sono uniti nel corso degli anni. E' stato amore al primo ascolto. La loro ricerca nella tradizione orale dei canti della nostra terra, condotta con passione, dedizione e maestria musicale, iniziata molto prima di quel primo disco nel lontano 1990, è proseguita sino ad oggi tra ottimi dischi e tanti concerti. Da un pò di tempo pensavo di contattarli come fotografo e appassionato della loro musica ma soprattutto della loro instancabile ricerca e opera di conservazione e trasmissione della nostra cultura popolare, ricerca che sentivo per molti versi affine a quella che io andavo conducendo con la fotografia. L'occasione si è presentata quando ho conosciuto Antonio, il loro grafico, che ha parlato loro di me e della mia fotografia. Li ho contattati, proprio mentre stavano componendo e cominciando a registrare le nuove canzoni del loro ultimo album "Primitivo". Un album per loro molto importante, un ritorno alle radici, all'originario, all'essenzialità. Spesso le cerco anche io nei miei scatti. Ci siamo conosciuti. Maria conosceva e apprezzava molto le mie fotografie, la stima era reciproca. Ho conosciuto delle belle persone, oltre che dei grandi artisti. Ho cominciato a seguirli, mentre provavano a casa, registravano in studio, dal vivo. E' stata un'emozione veder nascere i loro pezzi e prendere forma, vederli all'opera, poter immortalare alcuni di questi istanti nei mie scatti. Perchè una delle cose più belle e importanti della fotografia è il suo essere "collante delle relazioni umane", come diceva Mario Dondero. Entrare in contatto con le persone, condividere momenti ed esperienze e imparare a conoscerle anche grazie alla tua macchina fotografica, che ti permette di entrare nel loro mondo e provare a catturarne speciali attimi di vita.

"In questo Sud noi ci mettemmo a costruire la nostra vita pezzo per pezzo, come si fa con i cubetti della Lego. In questo scenario mettemmo in piedi il nostro progetto sul recupero della tradizione orale, sui canti e le musiche popolari. Raccogliemmo e mettemmo da parte la nostra roba, così come aveva fatto il nonno. Fino a disegnare un percorso culturale ambizioso e complicato che è contenuto nella storia degli Uaragniaun. Il gruppo che tutti considerano "di Maria, Luigi e Silvio" ma che è, in realtà, il risultato di tante esperienze messe insieme, di tanta gente e di tante cose del Sud. Noi, semmai, abbiamo portato con pazienza la contabilità, raccordando idee, promuovendo iniziative, con un occhio alla bussola e uno al timone, tra bonacce e tempeste, fino a portare in porto quel progetto. E da quel porto siamo sempre ripartiti per altre mete. Ammaliati dal viaggio e  dalla scoperta, inguaribili e curiosi come Ulisse". (Silvio Teot, Trent'anni suonati, Piazza Edizioni 2002)

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